Sceneggiatura
Il copione completo di un film o di una produzione televisiva, con dialoghi, descrizioni dell'azione, intestazioni di scena e indicazioni tecniche in un formato standard.
Ultimo aggiornamentoLa sceneggiatura è il documento su cui si fonda qualsiasi produzione cinematografica o televisiva: un progetto impaginato con precisione che traduce la visione di chi scrive in una forma che registi, attori, direttori della fotografia e troupe possono interpretare e mettere in pratica. Il formato standard usa il carattere Courier in corpo 12, una convenzione ereditata dall'epoca della macchina da scrivere che garantisce una proporzione sorprendentemente costante: una pagina impaginata correttamente corrisponde più o meno a un minuto sullo schermo, e questo permette a produttori e dirigenti di stimare a colpo d'occhio la durata di un progetto. Il formato è codificato in modo rigido, con margini precisi per intestazioni di scena, descrizioni dell'azione, nomi dei personaggi, dialoghi e indicazioni tra parentesi, ciascuno con una funzione diversa. Non si tratta di regole arbitrarie: la standardizzazione fa sì che chiunque lavori alla produzione possa leggere il copione in fretta e ricavarne le informazioni utili al proprio reparto, dall'attrezzista che cerca gli oggetti citati al sound designer che annota gli ambienti sonori descritti.
C'è una distinzione fondamentale tra spec script e shooting script. Lo spec script (da speculative) è scritto da uno sceneggiatore di propria iniziativa, per mostrare il proprio talento e vendere il progetto. Punta sulla leggibilità, sulla voce e su un racconto coinvolgente, ed evita le indicazioni di macchina e le note tecniche che interromperebbero la lettura. Lo shooting script, o sceneggiatura di lavorazione, è invece la versione pronta per la produzione, con numeri di scena, inquadrature, colori delle revisioni e annotazioni tecniche che regista e troupe usano durante le riprese. Di solito il percorso di uno sceneggiatore comincia dallo spec, e capire questa differenza evita l'errore tipico dei principianti di riempire il copione di indicazioni di macchina inutili. La sceneggiatura è profondamente diversa anche dal testo teatrale, che si regge sul dialogo e su poche didascalie perché il teatro non dispone di stacchi, primi piani o cambi di luogo, e dal romanzo, che può entrare a piacimento nei pensieri dei personaggi. La sceneggiatura deve rendere tutto esterno: se un'emozione non si può vedere né sentire, sullo schermo non esiste. Sceneggiature ormai classiche come Chinatown di Robert Towne, Parasite di Bong Joon-ho e Han Jin-won e Scappa - Get Out di Jordan Peele mostrano l'ampiezza della forma, dalla struttura classica del noir alla critica sociale che scavalca i confini di genere.
Scrivere una sceneggiatura significa imparare a governare la tensione tra espressione creativa e vincolo formale. Il formato impone economia: le descrizioni dell'azione devono essere asciutte e visive, i dialoghi devono servire insieme il personaggio e la storia, e ogni scena deve guadagnarsi il proprio posto facendo avanzare la trama, rivelando qualcosa dei personaggi o entrambe le cose. Un errore frequente dei principianti è scrivere indicazioni «non girabili», che descrivono ciò che i personaggi pensano o provano invece di ciò che la macchina da presa può riprendere. Invece di «John è divorato dal senso di colpa per il suo tradimento», scrivi ciò che si vede: «John fissa il proprio riflesso nella finestra buia. Appoggia la fronte al vetro». Impara il formato a fondo prima di provare a infrangerne le regole: i lettori professionisti riconoscono un dilettante dai soli errori di impaginazione, e un copione che sembra sbagliato spesso non viene letto abbastanza a lungo perché qualcuno ne valuti la storia. Studia le sceneggiature dei film realizzati nel tuo genere, non solo i film, perché il copione rivela l'architettura nascosta sotto il prodotto finito: le scelte strutturali, i passaggi da una scena all'altra, le decisioni di ritmo che in sala sono invisibili ma sulla pagina si vedono benissimo.