Quarta parete
La barriera immaginaria tra interpreti e pubblico: quando viene «rotta», un personaggio si rivolge direttamente al pubblico o ne riconosce la presenza.
Ultimo aggiornamentoLa quarta parete è la barriera ideale che separa il mondo immaginario di una rappresentazione dal pubblico che la guarda. Nel tradizionale teatro all'italiana tre pareti delimitano la scena, e la quarta è il piano invisibile attraverso cui il pubblico osserva l'azione. Finché gli interpreti mantengono la finzione che questa barriera esista, si comportano come se il pubblico non ci fosse, alimentando l'illusione che quanto accade sul palco o sullo schermo si svolga indipendentemente da chi guarda. Si parla di «rottura» della quarta parete quando un personaggio si rivolge direttamente al pubblico, guarda in macchina, allude al fatto di trovarsi dentro una storia o comunque infrange il confine tra finzione e realtà. La rottura può durare uno sguardo, occupare un lungo monologo o diventare il principio strutturale dell'intera opera.
Le rotture della quarta parete hanno una storia lunga e varia in tutte le tradizioni drammatiche. Nel teatro greco antico il coro si rivolgeva regolarmente al pubblico, facendo da tramite tra il mondo della tragedia e quello degli spettatori. I personaggi di Shakespeare rompono spesso la quarta parete: nell'epilogo di Sogno di una notte di mezza estate Puck chiede apertamente l'applauso, e il soliloquio con cui si apre Riccardo III stabilisce con lo spettatore un rapporto di complicità che dura per tutto il dramma. Al cinema, Io e Annie di Woody Allen usa la rottura della quarta parete a fini comici e filosofici, con Alvy Singer che si volta verso la macchina da presa per commentare le conversazioni mentre si svolgono. Una pazza giornata di vacanza ne fa la propria trovata centrale: i continui a parte di Matthew Broderick creano un'irresistibile complicità tra personaggio e pubblico. In televisione, Fleabag ha rivoluzionato la tecnica facendone l'espressione del meccanismo di difesa emotivo della protagonista: il pubblico diventa complice delle sue fughe finché, in un momento cruciale, un altro personaggio si accorge che lei sta rompendo la quarta parete, e la distinzione tra il suo io pubblico e il suo io privato crolla.
Per usare bene questa tecnica bisogna capire che cosa fa al rapporto tra pubblico e storia. Ogni rottura infrange per un attimo l'illusione, ricordando agli spettatori che stanno guardando un racconto costruito. Può creare intimità e fiducia, come quando un personaggio si confida direttamente con il pubblico, oppure straniamento e distanza critica, come nel teatro epico di Bertolt Brecht, dove le rotture della quarta parete servono proprio a impedire l'immedesimazione e a sollecitare il ragionamento. Prima di ricorrervi, decidi quale funzione svolge nella tua opera. Una rottura che esiste solo per fare effetto sembrerà un espediente; una che rivela il personaggio, approfondisce il tema o produce un effetto impossibile da ottenere con mezzi convenzionali sembrerà necessaria. Stabilisci presto le regole e rispettale con coerenza. Se un personaggio si rivolge al pubblico nella prima scena, il pubblico accetterà la convenzione per il resto dell'opera. Se invece la quarta parete viene rotta per la prima volta nel terzo atto, l'effetto sarà stridente, a meno che non sia proprio quello lo strappo che cerchi.