Narrazione in seconda persona
Una modalità narrativa che si rivolge al lettore come "tu", ponendolo come personaggio all'interno della storia.
Ultimo aggiornamentoLa narrazione in seconda persona usa "tu" come pronome primario, collocando il lettore direttamente nella storia come partecipante anziché osservatore. Questa prospettiva insolita crea un'immediatezza che può sembrare immersiva, disorientante o ingombrante a seconda di come viene dispiegata. La tecnica fa collassare la distanza tra lettore e personaggio, costringendo il pubblico ad abitare esperienze che altrimenti osserverebbe da una comoda distanza. Per la sua intensità, la seconda persona è rara nella narrativa lunga ma compare frequentemente in racconti, lavori sperimentali e certi generi come i libri-gioco.
Le mille luci di New York di Jay McInerney è il romanzo più noto scritto interamente in seconda persona, che usa "tu" per catturare la deriva dissociativa e alimentata dalla droga del protagonista nella Manhattan degli anni Ottanta. Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino usa la seconda persona per rendere il lettore un personaggio in un rompicapo metafinzionale sull'atto stesso della lettura. In forme più brevi, il racconto di Lorrie Moore "How to Become a Writer" usa la seconda persona con effetto ironico devastante, inquadrando un doloroso viaggio creativo come istruzioni impersonali.
La seconda persona è difficile da sostenere perché può sembrare un trucco se il lettore resiste all'identità imposta. La tecnica funziona meglio quando il "tu" sembra abbastanza universale perché il lettore possa abitarlo, o quando l'artificiosità è parte del punto. Se sperimenti con la seconda persona, considera cosa ottiene che la prima o la terza non possono. I migliori usi creano un senso di inevitabilità o complicità: il lettore è attirato nelle azioni del personaggio e deve fare i conti con esse come proprie. Usala con intenzione, non come novità, e preparati al fatto che alcuni lettori la troveranno invadente.