Soliloquio
La convenzione drammatica per cui un personaggio, rimasto solo in scena, pensa ad alta voce e rivela al pubblico la propria vita interiore.
Ultimo aggiornamentoIl soliloquio è un espediente drammatico in cui un personaggio, solo in scena o convinto di non essere osservato, dà voce ai propri pensieri perché il pubblico li ascolti. A differenza del dialogo, che è comunicazione tra personaggi, e dell'a parte, una breve battuta rivolta al pubblico mentre in scena ci sono altri personaggi, il soliloquio è un'espressione ampia e ininterrotta del mondo interiore di un personaggio. Offre al pubblico un accesso privilegiato a motivazioni, dubbi, desideri e conflitti morali che il personaggio nasconde agli altri personaggi della storia. Si regge su una convenzione teatrale: il pubblico accetta l'artificio di una persona che formula i suoi pensieri più intimi in un discorso compiuto, spesso poetico, perché ciò che se ne ricava giustifica lo scarto dal realismo.
I soliloqui di Shakespeare sono il vertice della forma. In Amleto, il soliloquio «Essere o non essere» trasforma una meditazione filosofica sull'esistenza in un evento drammatico, e rivela la paralisi e la disperazione del principe con un'intimità che nessuna conversazione con un altro personaggio potrebbe raggiungere. Il soliloquio di Macbeth «Domani, e domani, e domani» condensa in pochi versi un'intera visione del mondo fatta di stanchezza nichilista, mentre la scena di Lady Macbeth sonnambula funziona come un soliloquio involontario, in cui l'inconscio confessa ciò che la sua coscienza da sveglia si rifiuta di ammettere. Oltre Shakespeare, la tradizione del soliloquio passa per le ciniche confessioni di Edmund in Re Lear e arriva fino alle riscritture moderne: nella serie House of Cards, i discorsi di Frank Underwood rivolti alla macchina da presa funzionano come soliloqui contemporanei, che fanno entrare il pubblico nella testa di un personaggio che mente a tutti gli altri. In Strano interludio Eugene O'Neill sperimentò personaggi che esprimono i propri pensieri in a parte e soliloqui pur mantenendo un dialogo realistico, una tecnica che ha influenzato per decenni il teatro e il cinema.
Scrivere un soliloquio richiede un equilibrio delicato tra naturalezza ed elevazione teatrale. Il personaggio deve suonare come sé stesso, non come un conferenziere che illustra la trama, ma la lingua può e deve aspirare a un'eloquenza e a una consapevolezza di sé che la conversazione quotidiana raggiunge di rado. I soliloqui più efficaci mettono in scena un personaggio mentre pensa: non espone conclusioni già raggiunte, ma si arrovella su un problema, combatte con una decisione, scopre qualcosa di sé in tempo reale. Dai al soliloquio un arco drammatico: deve partire da un punto emotivo o intellettuale e arrivare a un altro, con svolte e sorprese lungo la strada. Non usarlo per pura esposizione: se il personaggio si limita a riferire informazioni che servono al pubblico, trova il modo di drammatizzarle con l'azione o il dialogo. Il soliloquio si guadagna il suo posto quando rivela ciò che non si potrebbe rivelare in nessun altro modo: la verità privata dietro la facciata pubblica.