Iperbole
Un'esagerazione voluta ed evidente, usata per dare enfasi, far ridere o creare un effetto emotivo.
Ultimo aggiornamentoL'iperbole è una figura retorica che ricorre a un'esagerazione voluta e smisurata per sottolineare un concetto, suscitare un'emozione forte o far ridere. Non va presa alla lettera: chi scrive e chi legge sanno entrambi che l'affermazione va oltre la verità dei fatti. L'iperbole funziona perché esprime l'intensità emotiva di un'esperienza più che le sue dimensioni reali. Quando qualcuno dice «te l'ho detto mille volte», l'esagerazione comunica l'esasperazione meglio di qualsiasi conteggio esatto.
Mark Twain era un maestro dell'iperbole, e una volta scrisse di avere «così fame da poter mangiare un cavallo, cavaliere compreso». Nel Sogno di una notte di mezza estate Shakespeare fa dire a Elena: «Ti seguirò, e farò un cielo dell'inferno, / morendo per la mano che tanto amo», con una devozione iperbolica dall'effetto insieme romantico e comico. Douglas Adams ha costruito buona parte della Guida galattica per gli autostoppisti sull'iperbole, con descrizioni come «Lo spazio è grande. Davvero grande. Non potete immaginare quanto sia enormemente, smisuratamente, sbalorditivamente grande», e ha trasformato l'esagerazione in una filosofia comica.
Nella scrittura narrativa l'iperbole funziona meglio quando nasce spontaneamente dalla voce o dallo stato d'animo di un personaggio. Un adolescente che parla per iperboli suona autentico; un narratore distaccato che fa lo stesso rischia di sembrare impreciso. Decidi con consapevolezza se l'esagerazione serve a far ridere, a dare enfasi o a esprimere un'emozione, perché ogni intenzione richiede una dose diversa. Evita l'iperbole nei passi in cui conta la precisione, come le descrizioni che fissano l'ambientazione o forniscono informazioni concrete. E diffida dell'iperbole involontaria: se scrivi «il tramonto più bello che si fosse mai visto» senza intenzione ironica, il lettore potrebbe trovare la prosa enfatica più che evocativa.