Glossario

Antitesi

Figura retorica in cui idee contrastanti sono disposte in struttura grammaticale parallela, affilando l'una contrapponendola all'altra.

Ultimo aggiornamento

L'antitesi è la giustapposizione deliberata di idee opposte in forma grammaticale parallela, in modo che il contrasto stesso diventi la fonte della forza retorica. Il tratto definitorio non è solo la presenza del contrasto, ma la sua disposizione: soggetto specchiato a soggetto, verbo a verbo, proposizione a proposizione, finché la struttura della frase mette in scena l'opposizione di senso. "Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi", il celebre incipit di Racconto di due città di Dickens, è antitesi canonica: identica struttura della proposizione, contenuto opposto, e il risultato è una frase che resta in bilico tra i suoi due termini. L'antitesi è talvolta confusa con la giustapposizione, che è la pratica più ampia di accostare cose dissimili, e con l'ossimoro, che fonde gli opposti in una sola espressione invece di separarli in strutture parallele. L'antitesi vive nel parallelismo: toglilo, e resta contrasto senza figura.

Lo strumento è uno dei più antichi della retorica. Aristotele tratta a lungo l'antitesi nella sua Retorica, sostenendo che piace all'orecchio perché i contrasti sono facili da cogliere e persuade perché rende nette distinzioni morali o politiche complesse. Cicerone e gli oratori classici costruivano intere argomentazioni con frasi antitetiche. La forma percorre le Scritture ("un tempo per piangere e un tempo per ridere"), il discorso politico (Lincoln: "con malizia verso nessuno, con carità verso tutti"; Kennedy: "non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese"; Neil Armstrong: "un piccolo passo per l'uomo, un grande balzo per l'umanità") e la poesia (Pope: "errare è umano, perdonare è divino"). Shakespeare la usa di continuo per compressione e gravità ("essere o non essere"; "il lavoro che ci diletta cura la pena"). In Italia, da Dante a Petrarca, da Leopardi a Manzoni e Montale, la balanza degli opposti è una risorsa stilistica di prim'ordine. In ogni caso, la grammatica parallela compie un doppio lavoro: rende la frase memorabile e costringe il lettore a soppesare le due metà l'una contro l'altra invece di riceverle in semplice sequenza.

Per usare bene l'antitesi, scrivi prima la struttura parallela e poi il contrasto. La figura premia lo specchio esatto — uguale numero di accenti, identica forma sintattica, spesso la stessa parola d'apertura — e si indebolisce con paralleli approssimativi che quasi-ma-non-del-tutto si allineano. Usala con moderazione: un paragrafo denso di antitesi sconfina nella pomposità, mentre una sola antitesi ben piazzata al climax di un passaggio può sostenere un peso considerevole. Adatta la figura al registro della prosa circostante; l'antitesi è uno strumento formale, e infilarla in una narrazione casuale può suonare lezioso a meno che il contrasto di tono non sia voluto. Metti alla prova ogni antitesi togliendo la struttura parallela e vedendo se il contrasto sottostante mantiene forza; se la mantiene, la figura sta facendo il suo lavoro, sollevando e chiarendo un significato già presente. Se il contrasto crolla senza il parallelismo, l'antitesi è decorativa più che strutturale, e la frase probabilmente leggerà meglio senza di essa.

Pronto a iniziare a scrivere?

Pianifica, scrivi e collabora - tutto in un unico spazio di lavoro pensato per gli scrittori.

Prova Plotiar gratis