Glossario

Anafora

La ripetizione voluta di una parola o di un'espressione all'inizio di frasi, proposizioni o versi successivi.

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L'anafora è una figura retorica che consiste nel ripetere la stessa parola o la stessa espressione all'inizio di proposizioni, frasi o versi successivi. Questa ripetizione voluta crea ritmo, enfasi e slancio emotivo, e fa crescere l'intensità a ogni ritorno. È uno degli strumenti più potenti dell'oratoria e della prosa, perché la ripetizione in una posizione strutturale, all'inizio di ogni unità, produce un effetto di rullo di tamburo che spinge avanti il significato con forza cumulativa. Ogni studente italiano la conosce dalla porta dell'Inferno dantesco: «Per me si va ne la città dolente, / per me si va ne l'etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente».

Il discorso «I Have a Dream» di Martin Luther King Jr. è forse l'esempio più celebre di anafora in lingua inglese: la frase ripetuta sale da un'affermazione di speranza fino a una visione travolgente di uguaglianza. Il paragrafo d'apertura di Racconto di due città di Dickens è costruito su un'anafora: «Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi, era l'età della saggezza, era l'età della follia». In poesia, Urlo di Allen Ginsberg ripete «who» («che») all'inizio dei versi per creare un catalogo implacabile dell'esperienza di una generazione, e ogni ripetizione aggiunge un tassello al ritratto.

L'anafora funziona meglio quando l'elemento ripetuto è abbastanza forte da reggere la ripetizione e ogni nuova frase aggiunge davvero qualcosa. Se le frasi si limitano a ridire la stessa idea, l'anafora suona come un riempitivo invece che come una forza. Costruisci un crescendo: disponi le frasi in modo che l'ultima ripetizione sia la più significativa. Nella narrativa in prosa è meglio usarla con parsimonia, riservandola ai momenti di maggiore intensità emotiva o di particolare importanza tematica. L'abuso ne diluisce l'effetto e può far sembrare la prosa un comizio più che un racconto. Tienila per i momenti che contano davvero: è lì che colpisce.

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