Glossario

Assonanza

La ripetizione di suoni vocalici in parole vicine, che crea armonia interna e musicalità.

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Nella poesia inglese si chiama assonanza (assonance) la ripetizione degli stessi suoni vocalici nelle sillabe accentate di parole vicine: un'eco interna che contribuisce alla musicalità del verso senza la chiusura netta della rima. La rima fa coincidere vocali e consonanti finali; l'assonanza fa coincidere solo le vocali, e crea un legame sonoro più sottile e atmosferico. Nella metrica italiana il termine ha un senso più preciso: si parla di assonanza quando due parole hanno uguali le vocali a partire dall'ultima tonica ma consonanti diverse, come «mare» e «sale» o «luna» e «cura», ed è spesso usata in fine di verso come rima imperfetta. In entrambi i casi l'assonanza agisce sotto la superficie della lingua: l'orecchio la registra anche quando la mente non la riconosce come tecnica, e intanto modella l'atmosfera e la grana del testo.

Dylan Thomas è uno dei grandi maestri dell'assonanza. In Fern Hill versi come «About the lilting house and happy as the grass was green» intrecciano vocali lunghe e brevi in un tessuto di euforia giovanile: le «a» ripetute creano una luminosità inseparabile dal senso della poesia. Edgar Allan Poe ha sfruttato l'assonanza per ottenere effetti ipnotici, quasi da formula magica: nelle Campane la ripetizione delle vocali imita il rintocco che descrive. La poesia di Seamus Heaney è ricca di assonanze che vengono dai suoni del paesaggio e del dialetto irlandesi, come in Digging, dove la musica delle vocali collega la penna del poeta alla vanga del padre attraverso un tessuto sonoro comune più che con un'affermazione esplicita.

Per usare bene l'assonanza, comincia leggendo ad alta voce le tue bozze e ascoltando la musica vocalica che c'è già. Spesso l'assonanza compare da sola nelle prime stesure, e in revisione puoi rafforzarla scegliendo sinonimi che condividono la vocale dominante. In italiano le vocali scure (o, u) tendono a dare un effetto più lento, cupo o raccolto, quelle chiare (i, e) un effetto più acuto e luminoso, mentre la «a», aperta, dà ampiezza. Usa l'assonanza per rafforzare l'atmosfera: un passo malinconico può appoggiarsi alle «o» e alle «u» di parole come «buio», «solo», «lutto», uno carico di rabbia o di energia alle «a» e alle «i» di parole secche come «schianto», «strappo», «grido». Non calcare la mano: l'assonanza funziona meglio quando si sente senza farsi notare.

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