Narratore onnisciente (terza persona)
Un modo narrativo in cui un narratore che sa tutto può entrare nei pensieri di ogni personaggio, spostarsi nello spazio e nel tempo e commentare il senso della storia.
Ultimo aggiornamentoNella narrazione in terza persona onnisciente il narratore sa tutto: può entrare nei pensieri di qualsiasi personaggio, osservare ciò che accade in qualunque luogo, muoversi liberamente nel tempo e perfino commentare il significato della storia. Questa prospettiva quasi divina è stata il modo narrativo dominante nel romanzo dell'Ottocento e resta uno strumento potente, anche se meno di moda, nella narrativa di oggi. Il narratore onnisciente non è un personaggio della storia, ma una voce autorevole che vede tutto e sceglie che cosa rivelare e quando. Il lettore italiano lo conosce bene dai Promessi sposi, dove la voce di Manzoni guida, commenta e ironizza.
Guerra e pace di Lev Tolstoj è la narrazione onnisciente per eccellenza: passa senza soluzione di continuità dai pensieri più intimi di decine di personaggi ad ampie riflessioni storiche sulle guerre napoleoniche. In Middlemarch il narratore onnisciente di George Eliot si ferma spesso a fare osservazioni filosofiche che approfondiscono la comprensione delle scelte dei personaggi. I romanzi del Mondo Disco di Terry Pratchett hanno un narratore onnisciente arguto, la cui voce è un personaggio quanto chiunque altro sulla pagina, e che offre un commento satirico impossibile da una prospettiva limitata.
La difficoltà della narrazione onnisciente è mantenere la messa a fuoco. Poiché puoi andare ovunque e mostrare qualsiasi cosa, la tentazione di divagare è forte. I lettori di oggi, abituati alla terza persona ravvicinata e alla prima persona, possono trovare disorientante un'onniscienza senza controllo. Il segreto è stabilire una voce narrante coerente che faccia da àncora al lettore, e spostarsi da una mente all'altra con uno scopo e non a caso. Pensa al narratore onnisciente come a un documentarista che ha accesso ai pensieri privati di tutti: l'abilità non sta nel mostrare tutto, ma nello scegliere che cosa mostrare e quando.