La checklist di fine prima stesura: cosa fare prima di rivedere
Ho finito la prima stesura del mio secondo romanzo alle 23:40 di un martedì: ho scritto l'ultima frase dell'ultima scena e ho subito riaperto il terzo capitolo per correggere una riga che mi dava fastidio da settimane. A mezzanotte avevo riscritto quattro paragrafi. Due settimane dopo li ho cancellati tutti, perché il terzo capitolo doveva risolvere un problema completamente diverso, che non potevo ancora vedere perché non avevo guardato il manoscritto nel suo insieme, solo la parte che in quel momento mi irritava. Non avevo fatto una copia di sicurezza. Non avevo annotato il numero di parole. Non stavo rivedendo. Stavo ritraendo la mano, come quando si tocca qualcosa che scotta, e chiamavo progresso quel riflesso.
Finire la prima stesura non è il via libera per cominciare la seconda. È una tappa, e questa tappa ha una sua breve lista di compiti che non hanno niente a che vedere con la qualità della prosa. Se li salti, finisci per rivedere al buio, come ho fatto io quel martedì: correggi la frase che hai davanti invece della struttura che c'è sotto. John McPhee, nel saggio del New Yorker che ha dato il titolo al suo libro sul mestiere, Draft No. 4, racconta che, finita una stesura, per un certo periodo la tocca appena, di proposito, perché chi ha appena finito di scrivere non riesce ancora a vedere il proprio testo. Quell'attesa non è pigrizia. È il primo punto di questa checklist, ed è quello che si salta più spesso.
Segui le sezioni qui sotto in ordine, la sera stessa in cui finisci e nei giorni subito dopo. Niente di tutto questo riguarda la qualità del libro. Serve tutto a fare in modo che tu sia davvero in grado di giudicarla.
E non serve nemmeno talento.
Fermati prima di correggere qualsiasi cosa
Prima di riaprire il file per qualsiasi motivo, duplicalo e chiamalo con la data in cui hai finito. È la versione con cui confronterai tutto più avanti, e l'unica che non rischi di sovrascrivere per sbaglio all'una di notte perché volevi «solo sistemare una cosa».
Non per vanità. Tra sei mesi, quando sarai nel pieno della quarta revisione e ti chiederai se hai fatto progressi veri, quel numero sarà l'unico punto di riferimento onesto che avrai.
L'inizio sembra sempre sbagliato appena finisci il finale, perché ora sai cose che l'inizio ancora non sa. Resisti lo stesso. Una modifica fatta stasera è un tentativo alla cieca. Una modifica fatta dopo i prossimi tre punti di questa lista è una decisione.
Annota che cosa hai scritto davvero
Sai che cosa volevi scrivere. Non sai ancora che cosa è finito sulla pagina, e spesso sono due libri diversi.
Scrivilo a memoria, capitolo per capitolo, senza rileggere. Dove la memoria si fa incerta o si contraddice, quasi certamente è incerto o contraddittorio anche il manoscritto.
Il fratello che al capitolo due si chiamava Daniel e al diciannove Marcus. La sottotrama della lettera scomparsa, che non viene più ripresa. Tra tre settimane non te ne ricorderai. Annotali adesso, finché la stesura è ancora fresca nella tua testa.
Cerca nel manoscritto i tuoi segnaposto abituali: note tra parentesi quadre, fatti inventati che volevi verificare, scene che sai sbagliate ma che hai scritto comunque per andare avanti. Raccoglili in un unico posto invece di andarli a cercare durante la prima rilettura.
Lascia raffreddare il manoscritto, di proposito
Almeno due settimane. Meglio un mese. Il montatore Walter Murch ha scritto di quanto gli serva un vero distacco dal girato prima di fidarsi del proprio istinto su un taglio, perché il giorno dopo le riprese tutto appare diverso da come apparirà un mese più tardi. Con un manoscritto succede lo stesso. Non puoi vedere la struttura finché sei ancora dentro le frasi.
Ursula K. Le Guin, che per decenni ha tenuto laboratori di revisione e che, a detta di quasi tutti, amava riscrivere più che scrivere la prima stesura, considerava le due attività competenze davvero distinte, che chiedono spazi mentali separati e non un unico gesto continuo. Lascia che la tua testa si occupi d'altro.
Una stesura finita nove giorni fa non è pronta per gli occhi degli altri. È a malapena pronta per i tuoi. Se la mandi troppo presto, riceverai commenti su problemi che avresti notato anche senza aiuto nel giro di una settimana, e avrai sprecato un favore che in pratica puoi chiedere una volta sola.
Capisci che tipo di stesura hai scritto davvero
Una stesura scritta per scoprire la storia si legge in modo diverso da una scritta seguendo una scaletta dettagliata, e chiede una prima revisione diversa. Fingere che la tua stesura esplorativa sia più avanti di quanto è serve solo a sprecare una revisione.
Quasi sempre lo si sa nel momento in cui si finisce, anche senza rileggere: la scena tirata via, il finale che non sai se funziona, la parte centrale in cui chiaramente giravi a vuoto. Scrivi la lista prima della rilettura a mente fredda, poi confrontala con quello che noti davvero.
Leggi tutto nel minor numero di sedute possibile, resistendo alla tentazione di correggere anche una sola riga. Stai verificando se la storia regge dall'inizio alla fine. La vecchia abitudine di Ernest Hemingway, raccontata in Festa mobile, di interrompere sempre il lavoro della giornata quando sapeva ancora che cosa sarebbe venuto dopo, era pensata proprio per questo momento: perché finire non significasse mai perdere la forma dell'insieme in una nebbia di frasi isolate.
La prossima revisione ha bisogno di un piano, non solo di una scadenza
Prima la revisione strutturale, poi quella dei personaggi, poi quella frase per frase, o l'ordine più adatto al tuo libro. Decidilo adesso, per iscritto, invece di riaprire il file e improvvisare. Una checklist di revisione passaggio per passaggio conviene tenerla aperta prima di cominciare, non a metà della seconda revisione, quando ti accorgi di non aver mai scelto un ordine.
Non correzioni: un elenco. Se il tuo progetto è organizzato come descrivo in un articolo dedicato a come impostare il progetto di un romanzo, basta un unico documento sempre aggiornato, non sedici post-it attaccati al monitor. Una checklist dedicata alla continuità dà una forma a quel documento quando vorrai lavorarci in modo sistematico.
Due lettori ti diranno cose opposte sullo stesso capitolo. Deciditi fin da ora a considerarlo normale e non un segno di fallimento, così non ti farà deragliare la prima volta che succede.
I quattro paragrafi che avevo riscritto quel martedì sera non sono sopravvissuti alla seconda stesura. Non è sopravvissuto niente di quella prima ora frenetica. È sopravvissuto il manoscritto che alla fine ho lasciato riposare, intatto, per tre settimane, e la versione del terzo capitolo che ho scritto dopo quell'attesa è quella che c'è ancora nel libro: non perché le frasi fossero migliori, ma perché a quel punto sapevo finalmente a che cosa serviva il capitolo.
Tieni la versione a freddo, l'elenco delle contraddizioni e il piano di revisione in un unico posto. In Plotiar la cronologia delle versioni e le note stanno accanto al manoscritto, così non si perde niente tra la fine di una stesura e la ripresa del lavoro. Provalo gratis.